Dove posso trovare la parafrasi della poesia di Emilio praga “La strada ferrata”?

Ragazzi sono disperatoo!!!!

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Nel 1878, Emilio Praga, uno dei massimi esponenti della Scapigliatura, dedica una poesia all’ avvento della strada ferrata, dimostrando come a soli diciassette anni dall’ unificazione, il fenomeno fosse già diffuso e degno di un componimento poetico. La strada ferrata comincia con un addio, rivolto dal poeta, alla speed dei campi e al bosco di frassini ombrosi: tutto questo verrà infatti distrutto dalla costruzione del “ferrato cammin” (verso 8). La locomotiva contribuirà a cancellare la “scettica età” (verso 10), l’epoca del progresso tecnologico, accompagnato però allo scetticismo.
Praga descrive poi lo stupore della popolazione alla vista della locomotiva. Questa, che sfreccia a tutta velocità, viene rappresentata con pochi cenni, quasi veloci pennellate, che danno l’idea del movimento. La locomotiva “appare”, come per un miracolo, e miracolosa è proprio questa macchina che percorre a tutta velocità le campagne.
Ai versi 29-32, Praga sottolinea la velocità della locomotiva attraverso il contrasto con il lento aratro. Al volgersi faticoso dell’ aratro viene qui contrapposto l’uragano del vapore: sembra quasi di vedere la locomotiva, immersa in una nuvola che si muove rapida, proprio come un uragano.
Il treno è una strana visione, che viene caratterizzata dal fischio. Praga passa poi a riportare le possibili spiegazioni date al passaggio del treno dai contadini: alcuni vedranno nella macchina sbuffante un terribile pennuto (” chi dirà di vedervi le penne”, verso 50), altri scorgeranno in essa una personificazione dello stesso Satana (” chi Satana a tirarlo con sé”), altri ancora accuseranno il treno di essere dannoso alle colture con il suo fumo e preferiranno viaggiare a dorso d’asino, considerandolo più naturale.
Nonostante tutte queste ingenue interpretazioni del treno, il poeta non presume un atteggiamento canzonatorio nei confronti dei contadini, ma piuttosto tenta di spiegare la funzione della ferrovia.
Praga vuole celebrare il treno perché esso rappresenta il progresso, affratella le genti e porta la speed.
Il progresso permetterà infatti di superare le divisioni classiste: tutti si uniranno per innalzare l’edificio del progresso.
Al termine della poesia ricompare però la malinconia per la distruzione del paesaggio, già presente nell’ addio dei primi versi. Il convento gotico lascia spazio al muro bianco che separa la ferrovia dal bosco. Il poeta chiede alla propria musa in quali boschi intatti i poeti potranno andare a studiare. La conclusione della poesia è ironica: i poeti canteranno la fisica applicata. Si nota qui una certa amarezza dell’ autore, che sembra suggerire che nella società industriale non è più possibile cantare la bellezza.
Fino al verso 96 Praga utilizza quartine di endecasillabi, che permettono di attempt al componimento un ritmo regolare, che ricorda lo sbuffo cadenzato del treno e i movimenti sempre uguali dei pistoni del motore. Nella parte ending della poesia invece, il poeta passa all’ uso di sestine irregolari, che sottolineano un fluire più libero del pensiero, meno legato advertisement un rigore metrico.

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